IL SENSO DELLA RIEDUCAZIONE IN UN PAESE POCO EDUCATO” CONVEGNO IN CARCERE A PADOVA
 
Rieducare un detenuto ai tempi del sovraffollamento. Sembrerebbe proprio una contraddizione, soprattutto quando fuori del carcere assistiamo ad una società veramente poco educata. Ci hanno provato ad organizzare un convegno il 18 maggio prossimo sul tema quelli di Ristretti Orizzonti, giornale del carcere di Padova.

-Davide Pelanda-10 maggio 2012- «Riteniamo il tema della rieducazione – dice Ornella Favero, direttrice della rivista e del sito on-line – così importante, tanto più oggi in queste condizioni di sovraffollamento, da avere deciso di dedicargli il nostro convegno di maggio. Il titolo credo che sia significativo. Perché oggi parlare di rieducazione in carcere non è cosa semplice, si chiede alle persone detenute di rispettare la legge e c’è di fatto uno Stato che non la rispetta, che non rispetta i diritti delle persone detenute. La rieducazione stessa è un diritto perché la Costituzione parla chiaro, però rispettarlo è altra cosa».
«E’ meglio chiarire anche per i detenuti che cosa si intende per rieducazione. – afferma Marcello Bortolato, magistrato di Sorveglianza a Padova – Perché questo termine viene direttamente dalla Costituzione: l’Art. 27 dice che la pena deve tendere alla rieducazione, e forse ci fa anche sorridere, sembra di essere a scuola con i detenuti quali scolaretti che vanno rieducati perché sono dei maleducati che hanno rotto le regole della convivenza (in realtà sono ben più che maleducati, giusto?). Ma la Costituzione risale a più di 60 anni fa, risente di una concezione della pena e del carcere che prendeva le mosse da tempi precedenti in cui appunto si pensava l’istituzione carceraria come una scuola che dovesse in qualche modo, non solo contenere, ma guidare verso un progetto di educazione quelli che si erano macchiati del reato.
Questa impostazione non è stata ancora superata come manifesta lo stesso gergo carcerario: questi diminutivi come spesino, scopino, domandina, sono indice del fatto che si vuole concepire il carcere come una scuola, si vuole in qualche modo rendere più comprensibili, come a dei bambini che devono essere educati, i ruoli che ai detenuti vengono assegnati all’interno del carcere».