Gestione e promozione delle attività di sensibilizzazione della società civile

Promozione della partecipazione della comunità sociale ai processi di risocializzazione delle persone sottoposte a sanzioni penali

Promozione e realizzazione di assistenza sociosanitaria ai detenuti ed opportunità lavorative

Giurisprudenza

Tribunale di Sorveglianza di Bari, ord. n. 740/10 del 6.4.2010

"In tema di concessione della liberazione anticipata ... si attribuisce rilievo negativo anche, in generale, alle successive condotte fuori istituto le quali denotino la mancanza di un'effettiva partecipazione del prevenuto al trattamento penitenziario e alla attività di rieducazione in particolare; e, prima tra tutte, assume rilevanza la sussistenza di carichi pendenti per fatti successivi alla scarcerazione (cfr. in tal senso, Cass. I 30.4.1994 Privitera) quando questa sia scrutinabile come rivelatrice della mancanza di effettiva adesione al trattamento rieducativo alla luce dei aprametri sopra evocati"

 

SEZIONE SORVEGLIANZA TORINO, 29/9/2010

Il reclamo previsto dall'ordinamento penitenziario in materia di permessi ha natura di mezzo di impugnazione. Pertanto, in applicazione delle disposizioni generali sulle impugnazioni, lo stesso deve indicare motivi specifici a pena di inammissibilità (fattispecie nella quale il reclamante si era limitato a richiedere al tribunale di Sorveglianza di verificare l'esattezza del provvedimento impugnato).

 

Tribunale di Bari Sez. Riesame 30/07/2010


Dott. Giovanni Abbattista
(Penale – Procedura Penale)
L’art. 123 c.p.p. attribuisce la detenuto la facoltà di presentare impugnazioni, dichiarazioni e richieste con atto ricevuto dal direttore dell’istituto penitenziario, prevedendo, altresì, la loro iscrizione in apposito registro e l’immediata comunicazione all’autorità giudiziaria; simili dichiarazioni, impugnazioni e richieste hanno efficacia come se fossero ricevute direttamente dalla medesima autorità giudiziaria. A mente di tale disposizione, non è possibile scindere il momento della presentazione della richiesta da quello dell’immediato decorso di detto termine, non solo per la ragione che all’interessato, il quale si trovi detenuto, è preclusa la possibilità di attivare il mezzo processuale più rapido recandosi a presentare la richiesta di riesame presso la cancelleria competente, ma anche perché lo stesso art. 123 c.p.p. espressamente equipara la presentazione al direttore del carcere alla ricezione da parte dell’autorità competente, attribuendo immediata efficacia all’atto come se fosse direttamente ricevuto dall’autorità giudiziaria destinataria. Pertanto, in caso di presentazione dell’istanza di riesame da parte del detenuto presso la direzione del carcere, questa deve considerarsi come depositata presso la cancelleria del tribunale del riesame e gli atti devono essere trasmessi entro cinque giorni da tale momento, non rilevando la diversa data in cui l’istanza dovesse pervenire dal carcere alla cancelleria del tribunale del riesame.

 

Tribunale di Sorveglianza di Bari 19/07/2010
Dott. Giuseppe Mastropasqua

Il tribunale di sorveglianza, allorquando è chiamato a decidere se differire tout court l’esecuzione della pena ai sensi dell’art. 146, I° comma n. 3 c.p. oppure concedere la detenzione domiciliare ex art. 47ter, comma I°ter O.P., esercita un potere discrezionale ampio che -in assenza di parametri legislativi predeterminati- deve mettere a fuoco le caratteristiche personologiche del reo, le condizioni di vita personale e familiare, l’età, le patologie eventualmente riscontrate, l’affidabilità, la gravità dei reati commessi e l’entità della pena da espiare.
La detenzione domiciliare ex art. 47ter, comma I°ter O.P. riflette la natura polifunzionale del regime detentivo: per un verso mira a soddisfare la duplice esigenza di rendere effettiva l'espiazione della pena e di apprestare controlli adeguati nei confronti delle persone condannate che siano socialmente pericolose; per altro verso, assicura che la pena sia eseguita in forme e con modalità compatibili con il senso di umanità ai sensi degli artt. 2 e 27, III° comma Cost.. Queste finalità sono perseguite, riconoscendo alla persona condannata la possibilità di usufruire di una peculiare misuracontenitiva, che è idonea a fronteggiare le spinte criminose e nel contempo le consente di soddisfare le specifiche ed eccezionali esigenze indicate negli artt. 146, I° comma n. 3 c.p., consentendole di vivere dignitosamente in ambito familiare e di soddisfare in modo adeguato le sue esigenze.

 

Contrasto giurisprudenziale in tema di applicazione della preclusione prevista dall'art. 58 quater O.P. anche in caso di affidamento terapeutico

Tribunale di Sorveglianza di Bari 19/07/2010
Dott. Giuseppe Mastropasqua

La preclusione triennale -prevista dall’art. 58quater, commi I°-II°-III° legge n. 354/75- si applica anche nel caso in cui è proposta istanza di affidamento terapeutico ex art. 94 d.p.r. n. 309/90 da parte di persona condannata, che nei tre anni precedenti è stata destinataria di revoca per ‘condotta colpevole’ dell’affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 O.P., della detenzione domiciliare ex art. 47ter O.P. o della semilibertà.
Questa soluzione ermeneutica si fonda su due ragioni: 1) nel d.p.r. n. 309/90 non si rinviene una regolamentazione normativa diversa da quella prevista nell’art. 58quater O.P. e, anzi, la stessa disciplina dell’affidamento terapeutico -se si eccettuano le prescrizioni peculiari concernenti il programma terapeutico da allegare alla domanda e da eseguire durante l’espiazione della pena- è modellata proprio su quella delineata nell’art. 47 O.P., il quale peraltro è espressamente richiamato dall’art. 94, IV° comma cit.. 2) Ai sensi dell’art. 94, VI° comma d.p.r. n. 309/90 le disposizioni contenute nella legge n. 354/75 si applicano anche alle istanze di affidamento terapeutico, tranne che non sia altrimenti stabilito; e nel d.p.r. n. 309/90 non si rinviene una disciplina diversa da quella contenuta nell’art. 58quater, I°-II°-III° commi O.P..

Cassazione penale  sez. I, Data:  27 maggio 2010, Numero:  n. 21081

Il divieto di concessione di benefici penitenziari al condannato nei cui confronti sia stata disposta la revoca di una misura alternativa, previsto dall'art. 58-quater, comma secondo, L. 26 luglio 1975, n. 354 (cosiddetto ordinamento penitenziario), non opera per l'affidamento in prova in casi particolari di cui all'art. 94 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope).

 

 
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