Gestione e promozione delle attività di sensibilizzazione della società civile

Promozione della partecipazione della comunità sociale ai processi di risocializzazione delle persone sottoposte a sanzioni penali

Promozione e realizzazione di assistenza sociosanitaria ai detenuti ed opportunità lavorative

La Gazzetta Legale

Giustizia: nuovo stop alla pdl sulle detenute madri; manca la relazione tecnica del governo


Dire, 9 febbraio 2011
La proposta di legge a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori proprio non “decolla”
alla Camera. L’iniziativa, sponsorizzata dal Pd, e a cui si sono aggiunte proposte di legge
dell’Svp e dei Radicali, era arrivata in aula dopo mesi di stop and go.
L’esame però non si è potuto avviare perché, spiega la relatrice Marilena Samperi (Pd), “non è
ancora arrivata la relazione tecnica del governo” chiesta dalla commissione Bilancio. La
relatrice ha chiesto lo slittamento di una settimana per avviare il dibattito sulla proposta di legge,
d’accordo tutti gli altri gruppi.

 

Giustizia: non parte l’Agenzia per il lavoro dei detenuti; mancano il decreto attuativo... e i soldi


Redattore Sociale, 9 febbraio 2011
Lo start-up era previsto il primo gennaio ma ancora non è stato concretizzato il finanziamento
pubblico accordato di quasi cinque milioni di euro. Martinez (Fondazione Di Vincenzo) risponde
alle critiche: “Non abbiamo fatto l’asso pigliatutto”.
“Non abbiamo fatto l’asso pigliatutto, abbiamo presentato un progetto, l’idea è stata accolta e
ad oggi non è stata data una lira perché non c’è ancora il decreto attuativo del finanziamento”.
Risponde così Salvatore Martinez, presidente della Fondazione Di Vincenzo, alle critiche mosse
in questi mesi da associazioni che si occupano di carcere nei confronti dell’Agenzia nazionale
per il reinserimento e il lavoro di detenuti ed ex detenuti (Anrel).
Nel corso di una conferenza stampa convocata oggi nella sede dell’agenzia di comunicazione
Hill & Knowlton Gaia, Martinez ha dato degli aggiornamenti sul progetto Anrel che, secondo una
convenzione quadro con il ministero della Giustizia, avrà il compito di fare da tramite fra istituti
penitenziari e datori di lavoro per l’inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti.
Il progetto è stato finanziato con 4 milioni e 800 mila euro senza bando di assegnazione e con i
fondi della Cassa delle Ammende. Questo ha suscitato molte polemiche. “Non abbiamo
ottenuto alcun favore - ha detto Martinez - alla Cassa delle Ammende si accede per progetti e
non per bando, noi abbiamo presentato un progetto e l’amministrazione penitenziaria ha
valutato il fatto che fosse un progetto di rete con tanti partner”.
L’Agenzia sarà gestita da un’Associazione temporanea di scopo (Ats) composta da partner di
ispirazione cattolica e altri organismi, tra i quali: Fondazione Di Vincenzo (capofila), Acli,
Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, Caritas, Coldiretti, Confimprese Italia e
Associazione Prison Fellowship Italia - Onlus. Lo start up del progetto era previsto dal 1 gennaio
al 30 giugno, ma ancora non è partito perché manca il decreto attuativo del finanziamento. Al
30 giugno il sistema informatico dovrebbe essere pronto per caricare i dati.
“Attendiamo a giorni il decreto attuativo del finanziamento in modo da poter rendere operative
le 5 regioni del progetto (Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto, ndr.) - ha affermato
Martinez - il presidente di Anrel, esterno alle associazioni partner, sarà un nome che ha avuto
ruoli istituzionali di prim’ordine in Italia”. Sulla tempistica di attuazione, il presidente della
Fondazione Di Vincenzo ha detto che “dipenderà dalla capacità dei 5 provveditorati e delle 5
carceri capofila, una per regione, di lasciarsi permeare dal progetto”.
Martinez ha anche assicurato che la Fondazione Di Vincenzo “esce di scena perché sarà l’Ats
a gestire tutti i progetti”. Uno dei punti cruciali è il finanziamento pubblico di quasi cinque milioni
di euro. “I soldi saranno corrisposti per stato di avanzamento e sotto controllo degli enti pubblici
- ha precisato Martinez - sono 1 milione e 600mila euro l’anno ripartiti per 5 regioni, pari a
320mila euro a regione, i partner si sono impegnati con un co - finanziamento di minimo un
milione e 900 mila euro totali ampliabili”. Il presidente della Fondazione promotrice di Anrel ha
anche sottolineato che “dal 30 settembre 2009 quando è stata siglata la convenzione con il
ministro Alfano, tutte le spese sostenute fino al momento dello start up non saranno
rimborsate”.

 

Giustizia: Corte Strasburgo; l’Italia indennizzi donna Rom detenuta illegalmente


Il Velino, 9 febbraio 2011

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire per 7.500 euro una
donna rom di origine bosniaca, Mediha Sefevoric, per averla detenuta illegalmente e per non
averle dato la possibilità di chiedere un indennizzo.
Nella sentenza della Corte con sede a Strasburgo si legge che nel settembre del 2000 la
Seferovic - residente con la famiglia dal 1995 nei campi nomadi della periferia romana “Casilino
700” prima, e “Casilino 900” poi - aveva inoltrato richiesta di asilo, poi respinta per vizi di
forma. A settembre la donna partorisce all’ospedale un bambino che non sopravvivrà.
L’11 novembre la polizia le notifica un ordine di espulsione per essere in Italia in situazione
irregolare e la trasferisce nel centro di Ponte Galeria in vista della sua espulsione. Il 24
dicembre il tribunale di Roma ordina la sospensione dell’ordine di espulsione e la messa in
libertà immediata della donna, definendo la sua detenzione illegale perché contraria alla Legge
286 del 1998 sull’immigrazione che sospende le espulsioni per le donne che abbiano partorito
negli ultimi sei mesi. Circostanza che prescinde dalla sopravvivenza del neonato.
Il 7 aprile 2005 Mediha fa appello alla Corte di Strasburgo. Ravvisando sia l’illegalità
dell’ordine di detenzione sia “che il diritto italiano non permette alla signora Seferevoc di
presentare una domanda di indennizzo per detenzione irregolare davanti alle autorità
nazionali”, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a versare 7.500 euro alla donna a titolo
di risarcimento del danno morale subito. La sentenza della Corte, pronunciata all’unanimità da
sette giudici, ha carattere “provvisorio” e diventerà definitiva fra tre mesi, il tempo necessario
alle parti per tentare formale appello davanti alla Grande Chambre della Corte. Il Tribunale di
Roma ha concesso a Mediha Seferovic lo status di rifugiata nel marzo del 2006.

 

 

BILANCIO DELLA "SVUOTA CARCERI" AD OGGI : RISULTATI RISIBILI RISPETTO A QUELLI ANNUNCIATI

Giustizia: Antigone; solo 744 ai domiciliari, risultati legge “svuota-carceri” sono risibili


Ansa, 28 gennaio 2011
“Sono 744, a ieri, i detenuti usciti dal carcere ottenendo la detenzione domiciliare alla luce della
legge che consente di scontare l’ultimo anno di pena presso il proprio domicilio. Ci vuole ben
altro di fronte a un surplus di 25 mila detenuti rispetto ai posti letto regolamentari”. Lo dichiara
Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri.
In base alla legge entrata in vigore lo scorso 16 dicembre - ricorda Gonnella - sono stati
ammessi ai domiciliari 110 extracomunitari, 23 cittadini dell’Unione Europea, 32 donne. Il
maggior numero di persone uscite dal carcere lo si ritrova in Sicilia con 110 detenuti. Nel Lazio
86. In Basilicata solo 3.
Un risultato risibile - aggiunge - di fronte alla disperazione e alle condizioni di vita carcerarie
indegne per un paese civile e di fronte ai numeri preannunciati in sede di dibattito parlamentare
(il relatore al ddl governativo aveva parlato di almeno 7 mila persone che sarebbero uscite).
Speriamo che la magistratura di sorveglianza acceleri le decisioni sui casi ancora pendenti. Le
troppe cautele che hanno accompagnato il provvedimento lo hanno fortemente depotenziato. Il
sovraffollamento - conclude - resta una gravissima emergenza da affrontare con provvedimenti
duraturi che riducano i flussi di ingresso in carcere.

Ultimo aggiornamento (Sabato 29 Gennaio 2011 19:47)

 
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