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La denuncia del garante regionale dei diritti dei detenuti. Carceri in Sicilia:«Detenuti costretti  a dormire con dei materassi sui tavoli»

A lanciare l'allarme Fleres: «Situazione drammatica, sovraffollamento, suicidi, atti di autolesionismo, strutture vecchie, assistenza sanitaria non all’altezza»
 

PALERMO - Sovraffollamento, suicidi, atti di autolesionismo, strutture vecchie, assistenza sanitaria non all’altezza. «Non c’è un solo carcere in Sicilia che sia in regola, la situazione è drammatica», denuncia Salvo Fleres, garante regionale dei diritti dei detenuti. «A fronte di 4500 posti disponibili in base al regolamento, i detenuti sono circa 7800», spiega in un’intervista all’Italpress. «Personalmente ho fatto una serie di esposti all’Autorità giudiziaria, l’ultimo l’altroieri che riguarda il carcere di Piazza Lanza a Catania, dove l’affollamento ha raggiunto livelli impressionanti: ci sono ad esempio detenuti costretti a dormire con dei materassi sui tavoli». Fleres la definisce «una situazione inaudita e inaccettabile», che alcuni non riescono a sopportare.

SUICIDI - Da qui il sempre crescente numero di suicidi (specie in estate): nel 2011 sono cinque - secondo i dati dell’Osservatorio delle morti in carcere - i casi accertati nell’isola (61 in Italia, dal 2000 a oggi sono ben 687); l’ultimo in ordine di tempo a togliersi la vita è stato Mohamed Nahiri, 35enne tunisino, impiccatosi il 9 ottobre scorso alle sbarre del bagno della sua cella del carcere «Pagliarelli» di Palermo con un lenzuolo. «Mi sono costituito parte civile in ogni caso di suicidio avvenuto nella nostra regione», sottolinea Fleres. «Del resto il detenuto è interamente affidato allo Stato, se si suicida vuol dire che lo Stato l’ha custodito male, è una sua responsabilità. E poi in alcuni di questi casi parlare di suicidio è edulcorazione di altro tipo di fenomeno di cui, essendoci indagini in corso, non è possibile parlare».

DECRETO SULLA SANITA' PENITENZIARIA - Non finisce qui. La Sicilia resta l’unica regione d’Italia a non aver recepito il decreto datato 2008 sulla sanità penitenziaria. «Sembra un problema di scarsa entità, ma», spiega ancora il senatore di Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud, «il fatto che la sanità in Sicilia continui a essere gestita dal ministero della Giustizia e non, come avviene nel resto del Paese, dal servizio sanitario nazionale crea notevoli disagi ai detenuti. Alcuni di loro hanno bisogno di farmaci costosissimi ma non ricevono assistenza perché non ci sono le risorse e i tempi del ministero sono decisamente più lunghi». Cosa fare allora? Fleres chiama in causa la politica e sostiene che «bisogna depenalizzare i reati di minore allarme sociale, dare gli arresti domiciliari per reati che comportino una pena inferiore ai tre anni e accorciare le fasi istruttorie dei processi: su 90.000 accessi l’anno in carcere, 22.000 durano meno di tre giorni. Anche questo», conclude, «è un dato su cui riflettere».