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Promozione della partecipazione della comunità sociale ai processi di risocializzazione delle persone sottoposte a sanzioni penali

Promozione e realizzazione di assistenza sociosanitaria ai detenuti ed opportunità lavorative

"Svuota carceri", è scontro tra ministro Severino e Polizia

Il ministro della giustizia Paola Severino, reagisce subito alle perplessità espresse dal vicecapo della polizia, il prefetto Francesco Cirillo che ha avanzato dubbi sulla praticabilità delle norme del decreto "Svuota carceri".  Per quanto riguarda il punto che impone alla polizia di custodire in cella di sicurezza gli arrestati in flagranza fino al processo per direttissima senza transitare in un penitenziario, per limitare così il fenomeno delle "porte girevolI", il ministro ha detto: «Queste norme sono state totalmente concordate con il ministero dell'Interno e i vertici delle forze di polizia». «Se non si completa tutta l'attività di deflazione del processo civile, non si può dire che si tratti di uno spot», ha detto Severino, entrando in commissione Giustizia del Senato per l'esame del decreto. Rispondendo alle critiche mosse oggi dagli avvocati al dl il Guardasigilli ha risposto: «Le cose vanno messe alla prova, un giudizio sul provvedimento si potrà dare solo quando il sistema è stato completato».
 
LA POLEMICA
 Il vicedirettore della Pubblica sicurezza, prefetto Francesco Cirillo, nel corso di una audizione in commissione Giustizia al Senato aveva espresso tutte le sue perplessità: le camere di sicurezza hanno «un costo molto alto» e oggi forze di polizia e carabinieri non sono né organizzate né addestrate per custodirvi gli arrestati. Oggi in Italia, ha spiegato il vicecapo della Polizia, ci sono «complessivamente» 1.057 camere di sicurezza «agibili», così distribuite: 658 per l'arma dei Carabinieri, 327 per la Polizia di Stato, 72 a uso della Guardia di Finanza. Queste sono in grado di ospitare 21 mila persone per «il transito» nelle carceri. Il prefetto Cirillo lamenta il fatto che nessuno ha mai detto «come devono essere queste camere di sicurezza» anche perchè «veniamo da anni in cui tutte le circolari ci dicevano di far transitare il più presto possibile l'arrestato nei penitenziari». Quindi, sottolinea, nelle camere «non è assicurata l'ora d'aria, non c'è il bagno interno né è prevista la divisione tra uomini e donne». Tutti «accessori indispensabili per la dignità delle persone». Insomma, dice: «Il detenuto sta molto meglio in carcere».

Quanto ai costi, Cirillo fa un esempio: «A Torino abbiamo ristrutturato 5 camere di sicurezza spendendo 450 mila euro perchè rispondessero a delle caratteristiche che abbiamo deciso noi, perchè nessuno ci ha detto come devono essere». Per custodire gli arrestati servirebbe inoltre un «maggior stanziamento» anche per il vitto e la pulizia. L'anno scorso, ricorda il vicedirettore generale della Ps, sono stati stanziati 300 mila euro. Polizia e Carabinieri, insiste Cirillo, «nascono per stare per la strada e la polizia penitenziaria nasce per stare nelle carceri. Noi non siamo addestrati nè organizzati per fare questo tipo di lavoro». Inoltre, le udienze, continua il prefetto, dovrebbero essere fatte anche di «sabato e domenica» perchè in prossimità dei fine settimana c'è una maggiore incidenza di arresti. Altrimenti, aggiunge, «dopo 48 ore i detenuti passano comunque in carcere e noi li abbiamo tenuti nelle camere di sicurezza inutilmente». L'organico delle forze dell'ordine, ricorda, è fermo all'89: ci sono 114 mila carabinieri e 107 mila poliziotti. Infine, davanti ai senatori della commissione giustizia, il vicecapo della Polizia propone di «aggiungere ai detenuti ai domiciliari» il braccialetto. Oggi ci sono 2 mila braccialetti disponibili, ma «non proporzionati alla quantità delle persone ai domiciliari e sono di vecchia generazione, non hanno il Gps quindi non sono localizzabili fuori dalla casa». Qualche altro dato. Cirillo parla di 68.500 detenuti nelle carceri; più di tremila beneficiano della misura che consente di scontare gli ultimi 12 mesi ai domiciliari e altri 3.800 beneficeranno della nuovo normativa dei 18 mesi. In tutto sono 41 mila le persone in custodia ai domiciliari.